Genitori in Corso: la prevenzione nasce dalla relazione
Il 6 novembre 2025 si è svolto un nuovo incontro del percorso Genitori in Corso, un appuntamento dedicato al confronto tra genitori, educatori e professionisti sul tema della prevenzione del disagio giovanile.
La serata è stata aperta da Giovanni Bigi, figura di riferimento dell’associazione e da anni impegnato nell’accompagnare famiglie e ragazzi nei momenti di maggiore fragilità. Era presente anche Marco Becattini, responsabile del Dipartimento per le Dipendenze dell’Area Aretina, che è intervenuto nella seconda parte dell’incontro.
Il valore del confronto tra genitori
Bigi ha iniziato riconoscendo il grande lavoro svolto dai partecipanti. Parlare insieme delle proprie ansie, difficoltà e paure – ha sottolineato – è già un atto di prevenzione.
Un confronto autentico, fatto di ascolto reciproco, lascia un segno molto più profondo di una conferenza tradizionale: «Una conferenza dopo dieci giorni si dimentica; un dialogo vero, invece, cambia il modo di guardare ai propri figli».
Prevenzione: non a sedici anni, ma dai primi mesi di vita
Il punto centrale dell’intervento è stato questo: la prevenzione inizia dall’infanzia, molto prima che emergano rischi come droga, alcol, autolesionismo o gioco d’azzardo.
Bigi ha ricordato che il carattere di un bambino si forma soprattutto tra gli 0 e i 10 anni. In quel periodo, la qualità della relazione – lo sguardo, l’attenzione, la presenza emotiva – costruisce le basi dell’autostima, che sarà la vera protezione nell’adolescenza.
Un esperimento, mostrato nel corso dell’incontro, lo dimostra: un bambino di pochi mesi privato dello scambio affettivo con la madre va immediatamente in crisi. «I bambini hanno bisogno di essere guardati, ascoltati, riconosciuti. È lì che nasce la prevenzione».
L’importanza dei “no” che educano
Una parte significativa del discorso è stata dedicata al ruolo dei limiti.
Dire “no” è fondamentale, ma deve essere un no d’amore, mai un no che umilia o squalifica.
«Un no detto con affetto è salute mentale. Aiuta un bambino a capire i confini e a sentirsi al sicuro. Un no detto per stanchezza, invece, crea disorientamento».
Il genitore – imperfetto e umano – deve imparare ad avere autostima, perché un figlio percepisce immediatamente insicurezze e svalutazioni.
Ascoltare davvero: il gesto più importante
L’ultimo messaggio lanciato da Bigi è stato semplice e potente: ascoltare è un atto educativo.
Non ascolto ansioso o interrogatorio, ma ascolto vero, che permette ai figli di parlare senza paura. Quando il controllo diventa pressione, arrivano le bugie, la sfiducia e la distanza.
«Parlate meno, ascoltate di più. E quando non parlano, rispettate il silenzio: a volte è già una richiesta di vicinanza».
La comunità che educa
La prevenzione non è solo famiglia. Anche la scuola, lo sport, la parrocchia, i gruppi informali e gli ambienti educativi devono diventare luoghi in cui i ragazzi trovano sostegno, regole chiare e adulti autorevoli.
È in questa rete che si costruisce la capacità di affrontare le sfide dell’adolescenza senza cercare rifugi pericolosi.
