Genitori in Corso – Franco Vaccari: “La relazione salva”
20 novembre 2025
C’è un punto che Franco Vaccari, psicologo e da oltre trent’anni compagno di strada del percorso Genitori in corso, ha messo subito al centro del suo intervento: il fatto importante non sono le sue parole, ma che i genitori si siano presentati di persona.
Venire a un incontro – rinunciando a televisione, telefoni, mille impegni – è già un messaggio ai figli: le relazioni contano più delle connessioni.
La relazione: la radice di tutto
Vaccari lo ha ricordato con semplicità: siamo quello che siamo grazie alle relazioni che ci hanno generato, cresciuto, ferito o guarito.
Tutte le nostre felicità hanno un nome. Tutte le nostre ferite, anche.
La vita è fatta di legami, e oggi rischiamo che le connessioni li sostituiscano. È un rischio concreto: il digitale ci rende veloci, reattivi, dipendenti. Ma non necessariamente più umani.
Il conflitto è la parte “dura” dell’amore
Ogni relazione ha il suo palmo e il suo dorso: il dorso è il conflitto.
Non esiste crescita senza urti, senza incomprensioni, senza quella fatica di “tradurci” l’un l’altro.
Padri e figli parlano lingue diverse. È normale non capirsi del tutto.
Il segreto è ridurre l’incomprensione: ascoltare davvero, chiedere «non ho capito, me lo ridici?», usare più parole, non scappare dal conflitto.
Le relazioni si costruiscono nel quotidiano: uno sbadiglio, una porta sbattuta, una scodella fuori posto, un tono di voce. È lì che si fa – o si disfa – la pace familiare.
Telefoni o esseri umani?
Un telefono risponde sempre allo stesso modo.
Un essere umano può scegliere come rispondere.
A volte basta contare fino a dieci prima di entrare in casa. Si entra diversi. E si cambia il mondo di chi ci vive accanto.
La guerra cognitiva
La parte più dura dell’intervento di Vaccari riguarda i cellulari.
Secondo le neuroscienze, stiamo letteralmente “spappolando” il cervello dei bambini.
Ore e ore di schermo alterano attenzione, memoria, capacità di attesa.
Il marketing digitale vuole bambini veloci, impulsivi, sempre connessi.
Ma l’umano vive di lentezza:
- studiare è attendere,
- amare è attendere,
- crescere è attendere.
Se sparisce il tempo, sparisce ciò che ci fa essere umani: il sentimento, l’interiorità, la capacità di stare nel reale.
Noi adulti per primi
La battaglia deve partire da noi: guardiamo il telefono ovunque, sempre.
Come possiamo chiedere ai figli ciò che noi stessi non riusciamo a fare?
Vaccari invita a creare spazi liberi dal cellulare, a difendere il diritto dei ragazzi a “fare niente”.
Il niente salva. La lentezza salva. Le relazioni salvano.
Non gli esperti, non i sistemi educativi perfetti: gli adulti appassionati, presenti, vivi.
Una guerra santa
Siate forti, dice Vaccari.
Mantenete i “no”.
Proteggete l’attesa.
Disciplinate l’uso degli schermi.
È una “guerra santa” per salvare i vostri figli da un mondo che vuole la loro attenzione più della loro crescita.
E non aspettate di essere perfetti:
si impara davvero a fare i genitori quando i figli se ne sono già andati di casa.
Ma questo non deve scoraggiare: il lavoro non finisce mai.
